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Il Castello e la sua arte

Il Castello

Il complesso e massiccio edificio che domina con la sua mole Piazza Castello e che probabilmente costituisce l'elemento più suggestivo del paesaggio urbano di Valvasone si presenta, oggi, come la somma di una serie lunghissima di interventi assai probabilmente senza soluzione di continuità su fondamenta di una prima torre di epoca tardo antica di carattere difensivo e di avvistamento. In assenza di indagini dirette sulla costruzione attuale si possono individuare diverse fasi e modalità edilizie: anche ad un occhio poco addestrato all'osservazione non sfuggiranno particolari di un primo Trecento accostati ad altri quattrocinquecenteschi ma anche seiottocenteschi. In pianta si presenta come una sorta di anello, che le manomissioni hanno interrotto (il caso analogo è quello di Spilimbergo) cancellando quasi del tutto i particolari che la tradizione vuole propri di queste strutture: torri, cinte merlate, ponti levatoi. L'accesso, superato il fossato un tempo colmo d'acqua ed oggi ormai asciutto, avviene attraverso un'unica porta (che sostituisce l'antico ponte levatoio) aperta in quello che resta di un assai probabile torrione poi inglobato, con il pareggiamento in altezza, nelle murature circostanti e protetta da una sorta di antiporta sul cui prospetto, verso la piazza, è stata inglobata una grossa palla in pietra da catapulta.

Il cortile interno, con quasi al centro il pozzo circolare, presenta un perimetro ad andamento irregolare tutto circondato da alti paramenti murari che gli danno, sotto il profilo volumetrico, l'aspetto di un prisma allungato.

Proprio di fronte al portone d'accesso è possibile vedere quanto rimane del quattrocentesco mastio, già alto ben 18 metri prima di essere demolito nel 1884 perché ormai pericolante a causa dei danni subiti dal passare del tempo e dalle scosse sismiche. Quanto rimane ancora parla chiaramente della possente struttura che presenta murature dello spessore superiore al metro di ottima fattura e dai materiali accuratamente cotti.

A sinistra invece di chi accede al cortile si può vedere un breve porticato ad archi ribassati che appare opera della fine del Sette o dei primissimi dell'Ottocento e doveva servire a nobilitare l'entrata d'onore della porzione di castello destinata agli appartamenti di rappresentanza. Immediatamente al di là dell'angolo, sempre sullo stesso lato, s'avvia una distesa facciata che invece presenta i caratteri di un'operazione della metà all'incirca del Cinquecento ed è imputabile, con ogni probabilità, alla volontà di uno dei giurisdicenti di ridefinire "alla moderna" la sezione del castello di sua spettanza. È proprio quest'ala che, pur inserita in un contesto variegato, presenta i caratteri della maggiore organicità e rimanda ad un progetto unitario che coinvolgeva tutta la sezione dalle fondamenta alla falda di copertura. Notevole l'ampio intervento della pietra scolpita a definizione degli stipiti e degli architravi del portale d'accesso, delle aperture delle finestre del poggiolo aggraziato dalle svelte colonnine a scettro ed illeggiadrito dalla presenza dei due leoncini accucciati agli angoli: un Rinascimento di sapore lagunare di seconda mano ma non ancora scaduto a trita maniera di bottega. All'interno, al pianterreno, in un salone già decorato da un fregio pittorico tardocinquecentesco attribuibile a due mani per ora anonime e da altri interventi pittorici di cui solo il restauro appena iniziato darà contezza, all'inizio dell'Ottocento è stato eretto un piccolo teatrino (in epoca recente privato del boccascena venduto sul mercato antiquario) con una fila di palchetti in legno dei quali il centrale riservato ai membri della famiglia comitale.

Al primo piano vasto salone dal soffitto a travature scoperte e pettenelle" dipinte oggi coperte dallo scialbo. In altre stanze di questa e della precedente ala una serie di locali illustrati dai cieli pittorici di ottimo livello ("cineserie" e soggetti esotici) del primissimo Ottocento, legati probabilmente alle campagne napoleoniche in Egitto.

Nell'ala centrale sono ancora visibili la grande cucina in cui troneggia l'amplissimo focolare, quasi di nieviana memoria, e la cappella domestica il cui altarino è decorato dagli stucchi tardo seicenteschi di Bernardino Barelio. Ormai scomparsa invece la paletta dipinta da Giulio Quaglio raffigurante l'Immacolata Concezione.

da Valvasone, Guida all'incontro

 

Gli Affreschi del Teatrino

Dalla ristrutturazione del Castello sono venuti alla luce nuovi ed interessanti affreschi. Paolo Casadio, studioso e critico d'arte antica, così commenta i ritrovamenti nella zona teatrino in "Interni friulani dei secolo XIV e XV: le decorazioni delle pareti".

«I frammenti ritrovati a Valvasone si estendono sulla parte centrale della parete sinistra e su una porzione di parete appartenente a un porticato (murato all'inizio del Cinquecento). Pur non essendo chiaro il rapporto tra i soggetti raffigurati, è assai probabile che lo schema della decorazione fosse "aperto" anche se, a differenza degli affreschi Perusini, non compare più il paesaggio a unificare spazialmente i vari episodi. I soggetti erano inseriti in riquadri disposti ai lati d'una composizione campeggiante al centro della parete formata da un grande cespo vegetale, alle foglie del quale erano appesi dei globi (solo due si sono salvati, con figurette di fanciulli intenti al gioco o di adulti che dialogano tra di loro). Nell'episodio rappresentato a destra dell'albero è dipinta una scena di soggetto cortese: una regina, accompagnata da due eleganti fanciulle che suonano l'una la viella, l'altra l'organo portativo, porge a un giovane cavaliere, già rivestito di corazza, un elmo con cimiero e corona. Si tratta d'un brano di notevole qualità, nel quale s'incarnano in termini di vera poesia gli ideali della virtù guerriera e della bellezza muliebre cari alla cultura aristocratica medievale: memorabili sono i volti del guerriero, fiero e gentile, e della dama, dallo sguardo rapito e dai lineamenti delicati. Pur presentando ancora caratteri trecenteschi che possono rammentare la tradizione tardo vitalesca locale, gli affreschi si rivelano già toccati dagli eventi che segnano lo sviluppo della pittura veneta - tra Verona e Venezia - all'inizio del Quattrocento e potrebbero verosimilmente spettare al secondo-terzo decennio del xv secolo.»